Risaie risparmiose - Ente Nazionale Risi

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Risaie risparmiose

 
Risaie risparmiose

La Fondazione Cariplo ha finanziato una ricerca - nel contesto del Bando 2014 "Ricerca sull’inquinamento dell’acqua e per una corretta gestione della risorsa idrica" (prog. 2014-1260) - che in due annate agrarie ha condotto, nel territorio della Lomellina, a un monitoraggio sistematico e continuo delle acque sia in termini di quantità che di qualità a diverse scale spaziali (camera di risaia, azienda, distretto irriguo).

Questo ha permesso di realizzare un’apposita rete di monitoraggio dando origine al progetto WATPAD (WATer impacts of PADdy environment), che si chiuderà il 22 novembre 2017 con un convegno presso l’Ente Nazionale Risi.

Il programma è stato realizzato da Ente Nazionale Risi, Università di Milano e Università del Piemonte Orientale e ha permesso di studiare l’efficienza d’uso dell’acqua nei sistemi a riso della Lomellina all’aumentare dell’estensione spaziale considerata; di identificare i principali composti (noti ed emergenti) utilizzati nella coltivazione del riso e determinare la loro concentrazione nelle acque superficiali e sotterranee; di individuare pratiche agronomiche alternative sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico.

 

«Per quanto riguarda la scala comprensoriale - spiega Arianna Facchi, professoressa del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli studi di Milano -, nel progetto ci si è concentrati sulla porzione occidentale del distretto irriguo di San Giorgio di Lomellina, poiché con il 90% di 1000 ha coltivati a riso è rappresentativa dei distretti risicoli del cuore della Lomellina, e poiché per tale distretto sono disponibili dati di portate irrigue consegnate dal Consorzio di Bonifica e Irrigazione Est Sesia e livelli della falda superficiale. Per il distretto pilota, si è messo a punto un sistema di simulazione in grado di simulare il fabbisogno irriguo di territori a riso, l’efficienza di adduzione e distribuzione delle reti e l’interazione con la falda freatica. Il modello è esportabile ad altri distretti, purché ci siano dati sufficienti alla sua implementazione».

 

Il sistema di simulazione a scala distrettuale è stato infine utilizzato per valutare gli effetti sulle efficienze irrigue e sui livelli di falda di diverse gestioni irrigue (tradizionale e a “risparmio idrico”) e di pratiche di nuova introduzione (quali la sommersione invernale).

Come elemento aggiuntivo, nell’ottica di una maggiore quantificazione delle portate transitanti nelle reti irrigue aziendali e somministrate nelle camere di risaia, nonché di una loro gestione più efficiente e meno onerosa dal punto di vista della manodopera, nella stagione agraria 2016 è stata sperimentata nell’azienda Cerino di Semiana (Pavia) una tecnologia per l’automazione e il telecontrollo della gestione irrigua.

 

«Per quanto riguarda l’influenza delle tecniche agronomiche sulla qualità delle acque - spiega Simone Silvestri, ricercatore di Ente Nazionale Risi - nei due anni di progetto si è allestita una rete di monitoraggio su una porzione di azienda di circa 40 ha».

In particolare, per evidenziare come le tecniche colturali possano influire sulla qualità dell’acqua sono state analizzate camere coltivate con la semina interrata a file e sommersione ritardata in confronto a camere che hanno seguito la tecnica della semina tradizionale in acqua.

Si è allestita una rete di monitoraggio delle acque così composta:

  1. acque superficiali, prelevate all’ingresso e all’uscita delle camere e del complesso di camere;
  2. prelievi in coppe porose atte a captare l’acqua presente nella soluzione circolante;
  3. piezometri disposti a monte e a valle degli appezzamenti presi in esame atti a prelevare l’acqua della falda superficiale.

La frequenza dei rilevamenti è stata ogni 15 giorni per tutta la stagione colturale e per 7 giorni consecutivi dopo gli interventi sulla coltivazione (fertilizzazioni e interventi fitosanitari).

 

Questa attività ha permesso di ottenere una gran mole di valori di concentrazione che hanno permesso di mettere alla luce alcune relazioni tra tecniche colturali e qualità delle acque.

In particolare, i riscontri più interessanti sono legati al variare delle concentrazioni di azoto della soluzione circolante dopo gli interventi di fertilizzazione in relazione alla gestione irrigua della camera. I valori emersi dai due anni di monitoraggio hanno evidenziato il comportamento di alcune molecole fitosanitarie utilizzate nella cura del riso in relazione alla tecnica irrigua, conclude Silvestri.

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