Un anno di ricerca per rendere la risicoltura più remunerativa - Ente Nazionale Risi

archivio notizie - Ente Nazionale Risi

Un anno di ricerca per rendere la risicoltura più remunerativa

 

Quest’anno, l’Ente Nazionale Risi ha implementato i rapporti di sinergia con altre istituzioni pubbliche e soggetti privati, per costituire una rete di collaborazione in ambito di numerosi progetti di ricerca.

«Tutti i progetti di ricerca - precisa il presidente dell’Ente Risi Paolo Carrà nell’editoriale che apparirà su Il Risicoltore - sono nati su indicazione della filiera, dal “Baby Food” al monitoraggio del Brusone in collaborazione con Regione Piemonte e Fondazione Agraria Novarese, dalla “Precision Farming” all’eradicazione del nematode comparso nella Baraggia vercellese, dal progetto “Riso Biosystems” del Mipaaf, per una corretta risicoltura biologica, all’identificazione del DNA delle varietà per un più corretto e puntuale contrasto alle frodi.

Stiamo proseguendo nel cercare la soluzione alle problematiche legate ad arsenico e cadmio, per le quali siamo i referenti nazionali per il riso del Ministero della Salute e della DG Salute a Bruxelles.

Abbiamo partecipato al progetto “Watpad” finanziato da Fondazione Cariplo sul consumo idrico e sulla qualità delle acque, tema centrale in Ue che vede la risicoltura accusata ingiustamente di consumare molta acqua. A seguito della direttiva acque dell’Unione europea, l’Italia è dovuta correre ai ripari.

Con Regione Piemonte ed altri soggetti abbiamo contribuito a redigere le linee guida per un corretto impiego in risaia dei fitofarmaci, il che ha permesso, grazie all’attenzione posta dai risicoltori nel 2016, di rientrare nello stato definito “buono” delle acque superficiali». 

Pubblicato il 
Aggiornato il