BabyRice – Riso baby food: un mercato da riconquistare - Ente Nazionale Risi

archivio notizie - Ente Nazionale Risi

BabyRice – Riso baby food: un mercato da riconquistare

 
BabyRice – Riso baby food: un mercato da riconquistare

Nella giornata di mercoledì 7 febbraio 2018 presso il Centro Ricerche sul Riso di Castello d’Agogna (PV) si è tenuto il convegno di presentazione dei risultati ottenuti nel primo anno di attività dell’importante progetto pilota cofinanziato dalla Regione Lombardia mediante il FEASR nell’ambito dell’operazione 16.2.01 e denominato “BABYRICE – Riso baby food: un mercato da riconquistare”.

Le finalità dei progetti sostenuti dall’operazione 16.2.01 riguardano l’innovazione gestionale, di processo e di prodotto, l’adozione di nuove tecnologie o di pratiche migliorative per il settore agricolo, nonché l’adattamento di pratiche o tecnologie già in uso.

Il progetto BABYRICE è nato dalla collaborazione tra Ente Nazionale Risi, Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, Università degli Studi di Torino e tre aziende agricole della provincia di Pavia: l’Azienda Agricola Daghetta, capofila del progetto, Società Agricola Braggio e Carnevale Miacca e Azienda Agricola Gamalerio.

Nel corso di due anni di attività, il progetto si propone di individuare le migliori tecniche colturali e le strategie agronomiche per ridurre la presenza di arsenico, cadmio e micotossine nel riso, tenendo conto della loro futura applicazione alla risicoltura dell’areale padano e della loro sostenibilità economica e ambientale.

Attraverso la definizione e lo svolgimento di differenti attività di pieno campo sono stati valutati gli effetti delle proprietà del suolo, di differenti gestioni dell’acqua, delle fertilizzazioni e, attraverso il confronto di differenti varietà, l’effetto del genotipo coltivato sull’accumulo di arsenico e cadmio nella granella prodotta da ciascun campo e azienda. L’attività in campo ha inoltre previsto la valutazione dell’effetto della densità di semina, dell’epoca di raccolta e della gestione post raccolta sulla presenza di funghi e micotossine nella granella.

Durante la mattinata tutti i gruppi di lavoro hanno presentato i risultati sperimentali ottenuti nel corso della prima stagione di attività 2016-2017.

L’apertura del convegno è avvenuta con i saluti delle autorità coinvolte nella realizzazione del progetto, nelle persone della Dott.ssa Marianna Garlanda della Regione Lombardia e del Direttore del Centro Ricerche Dott. Roberto Magnaghi, mentre la Prof.ssa Elisabetta Barberis, Prorettore dell’Università degli Studi di Torino, ha moderato l’evento.

Il Dott. Marco Romani dell’Enterisi ha avuto il compito di introdurre il progetto BABYRICE, illustrando le istituzioni coinvolte e le attività sperimentali pianificate per i due anni di attività. Il progetto è stato introdotto illustrando la situazione attuale del mercato di riso babyfood e i risultati delle sperimentazioni pregresse svolte dal settore di agronomia del Centro Ricerche in merito al tema del contenuto di arsenico e cadmio nel riso.

A seguire la Dott. Maria Chiara Fontanella dell’Università del Sacro Cuore di Piacenza ha illustrato i metodi analitici utilizzati in laboratorio per la determinazione del contenuto di cadmio e arsenico totale nella granella raccolta nei diversi campi oggetto di studio, nonché delle diverse forme di arsenico inorganico ed organico ottenute dal processo di speciazione.

Con la presentazione del Dott. Rolla dell’Enterisi è stato quindi mostrato l’effetto di alcune tecniche colturali adottate nelle tre aziende sul contenuto di arsenico e cadmio nella granella di riso. In particolar modo è stato valutato come tipologia di suolo (a basso o alto contenuto di arsenico), gestione dell’acqua (tecnica di semina e applicazione di un’asciutta a metà levata), fertilizzanti utilizzati (urea, calce o solfato di ammonio) e varietà di riso seminate possano avere un’influenza sul contenuto di arsenico e cadmio nella granella prodotta.

A partire dai risultati ottenuti per il riso, la Dott.ssa Maria Martin dell’Università degli Studi di Torino ha mostrato come le caratteristiche dei suoli dei diversi appezzamenti analizzati possano avere un’influenza sulle dinamiche di cadmio e arsenico. In particolar modo, è stato osservato l’effetto di condizioni riducenti dei suoli sulla biodisponibilità di arsenico e cadmio e di come esse dipendano da diverse caratteristiche intrinseche del suolo stesso (tessitura, struttura, contenuto di carbonio organico).

Infine, la Dott.ssa Paola Giorni e il Prof. Terenzio Bertuzzi hanno illustrato i risultati ottenuti dalle analisi di campioni di granella raccolti in campo a diversi stadi di maturazione o nella fase di stoccaggio in merito al contenuto di funghi micotossigeni (Aspergillus versicolor, Aspergillus flavus, Aspergillus sezione Nigri, Fusarium graminearum) e micotossine (ocratossina, deossinivalenolo, aflatossina, sterigmatocistina).

Le conclusioni dei lavori sono state affidate ai tre agricoltori coinvolti nel progetto BABYRICE, ovvero Giovanni Daghetta, Riccardo Braggio e Roberto Gamalerio, i quali hanno sottolineato l’importanza di individuare le strategie da attuare nelle proprie aziende risicole al fine di limitare la presenza di questi contaminanti pericolosi per la salute umana e poter quindi offrire sul mercato un prodotto qualitativamente adatto al settore baby food. Inoltre, la possibilità di lavorare a livello aziendale, su una vasta porzione dell’areale risicolo, è risultata di primaria importanza, in quanto ha consentito di comparare realtà aziendali differenti, avendo un quadro più completo di tutte le realtà produttive del comparto di riso destinato al baby food.

 

In allegato le presentazioni del convegno..

Pubblicato il 
Aggiornato il