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L'Europa si è arresa al Mercosur

 
L'Europa si è arresa al Mercosur

Il 28 giugno si sono conclusi i negoziati per la definizione di un accordo di associazione tra l’Unione europea e i Paesi dell’area economica Mercosur che sono Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Il negoziato, che solo qualche mese fa sembrava lontano dal concludersi, ha avuto un’accelerazione che pare sia stata motivata più da questioni politiche che non commerciali. 

In base ai documenti pubblicati dalla Commissione europea l’accordo prevede la liberalizzazione, ovvero eliminazione totale dei dazi, sul 91% dei beni esportati dalla UE nel Mercosur e del 92% di quelli esportati dal Mercosur alla UE. Per quanto riguarda il settore risicolo, l’accordo prevede che una volta andato a regime, ovvero dopo 6 anni dall’entrata in vigore, gli operatori dei Paesi del Mercosur potranno esportare ogni anno 60.000 tonnellate di prodotto verso l’Unione europea in esenzione totale dai dazi. Nel testo messo a disposizione dalla Commissione europea si specifica che si arriverà al contingente di importazione per 60.000 tonnellate in modo graduale, ma non si specifica quale sarà l’entità del contingente al momento dell’entrata in vigore dell’accordo, né sono stati specificati quali saranno gli stadi di lavorazione che potranno godere della concessione. 

Come già accaduto in passato, la Commissione europea, autorizzata dal Consiglio dell’Ue a condurre i negoziati, ha definito - senza considerazione alcuna rispetto ai problemi che sta attraversando la risicoltura europea ed in spregio al principio, che sembra ormai ridotto a una pura enunciazione teorica, della “sensibilità del prodotto” - una concessione più ampia di quella offerta inizialmente che consisteva in un contingente di importazione di 45.000 tonnellate, peraltro a dazio ridotto.

«Non potendo più credere che le importazioni a dazio zero si sostituiranno al traffico già esistente di importazione dal Mercosur e pari a circa 100.000 tonnellate annue, quasi tutte di riso semigreggio - dichiara il presidente dell'Ente Nazionale Risi, Paolo Carrà -, riteniamo che il nuovo contingente di importazione si sommerà ai tanti altri contingenti già operativi, saturando ulteriormente il mercato dell’Unione europea e riducendo lo spazio commerciale per il riso coltivato in Italia e negli altri Stati Membri dell’Ue, proprio nel periodo in cui il riso europeo avrebbe dovuto essere tutelato grazie all’applicazione della clausola di salvaguardia nei confronti delle importazioni dalla Cambogia e dal Myanmar. L’Ente Nazionale Risi continuerà, insieme al governo, a operare per difendere la redditività della risicoltura in Italia ma le condizioni imposte dagli accordi commerciali dell’Unione europea rendono quest’azione sempre più difficile».